Gli edifici sono le cave del futuro? Cos’è l’urban mining e perché cambierà il modo di costruire

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Urban mining

Quando pensiamo a una cava immaginiamo un luogo dal quale vengono estratti pietra, sabbia e altri materiali necessari per costruire strade, edifici e infrastrutture.

Ma una parte delle risorse di cui avremo bisogno nei prossimi anni si trova già intorno a noi: dentro abitazioni, capannoni, pavimentazioni, ponti e fabbricati destinati alla ristrutturazione o alla demolizione.

È da questa idea che nasce l’urban mining, letteralmente “estrazione urbana”: recuperare i materiali presenti nelle città e reintrodurli nei processi produttivi, riducendo il ricorso a nuove materie prime.

Un edificio che arriva alla fine della propria vita utile, quindi, non dovrebbe essere considerato soltanto un problema da smaltire. Può diventare una vera riserva di materiali.

Che cosa significa urban mining

L’urban mining considera le città come grandi depositi di risorse.

Nel corso dei decenni abbiamo accumulato all’interno degli edifici enormi quantità di:

  • cemento e calcestruzzo;
  • mattoni e laterizi;
  • pietra;
  • ferro e acciaio;
  • rame e altri metalli;
  • vetro;
  • legno;
  • plastiche;
  • componenti e impianti.

Quando un fabbricato viene demolito o profondamente ristrutturato, questi materiali possono seguire strade differenti.

Possono diventare rifiuti difficili da gestire, essere recuperati come materie da impiegare nuovamente oppure, in alcuni casi, essere riutilizzati direttamente come componenti.

L’urban mining cerca di rendere possibile soprattutto la seconda e la terza strada.

Non significa semplicemente riciclare ciò che rimane dopo una demolizione. Significa conoscere preventivamente i materiali presenti, separarli correttamente e conservarne quanto più possibile il valore.

Perché gli edifici possono essere considerati miniere urbane

Per costruire le città sono state utilizzate quantità enormi di risorse naturali. Una parte rilevante di queste risorse resta incorporata per decenni nelle strutture, negli impianti e nelle finiture.

L’Agenzia europea dell’ambiente stima che circa la metà delle risorse estratte nel mondo venga utilizzata per edifici e costruzioni. Le abitazioni, da sole, rappresentano il 52% dell’impronta materiale dell’Unione europea.

Contemporaneamente, i rifiuti da costruzione e demolizione costituiscono oltre un terzo di tutti i rifiuti prodotti nell’Unione europea. Comprendono cemento, mattoni, legno, vetro, metalli, plastica e numerosi altri materiali.

Questi due dati mostrano chiaramente il problema: continuiamo a prelevare risorse dall’ambiente mentre, all’interno delle città, grandi quantità di materiali già estratti rischiano di perdere valore.

L’urban mining prova a chiudere questo cerchio.

Recuperare non significa soltanto evitare la discarica

Portare un materiale fuori dalla discarica è importante, ma non significa automaticamente aver realizzato un processo pienamente circolare.

L’Agenzia europea dell’ambiente evidenzia che una parte dei materiali provenienti dalle demolizioni viene recuperata attraverso impieghi di valore inferiore rispetto a quelli originari. È il fenomeno chiamato downcycling.

Un materiale può quindi essere tecnicamente recuperato, ma destinato a un utilizzo meno qualificato.

La sfida più interessante consiste nel conservare il maggior valore possibile attraverso:

  1. riutilizzo diretto dei componenti;
  2. riciclo di qualità;
  3. produzione di nuovi materiali conformi a requisiti tecnici;
  4. impiego degli aggregati recuperati in applicazioni adeguate.

Per raggiungere questo obiettivo non basta intervenire alla fine del processo. Bisogna pensare alla gestione dei materiali prima dell’inizio della demolizione.

Demolizione tradizionale e demolizione selettiva

In una demolizione tradizionale, molti elementi vengono abbattuti contemporaneamente e finiscono mescolati nello stesso cumulo.

Cemento, mattoni, metalli, legno, vetro, cartongesso, plastiche e materiali isolanti possono così contaminarsi reciprocamente. La separazione successiva diventa più difficile e una parte delle risorse perde la possibilità di essere recuperata con qualità elevata.

La demolizione selettiva segue un’impostazione diversa. L’edificio viene progressivamente smontato, separando per quanto possibile le differenti componenti.

Prima possono essere rimossi impianti, porte, infissi, vetri e componenti riutilizzabili. Successivamente vengono gestiti legno, metalli, plastiche e materiali isolanti. Soltanto dopo si interviene sulle parti minerali come cemento, laterizi e pietra.

La Commissione europea promuove questo approccio perché facilita la rimozione delle sostanze pericolose, il riutilizzo dei componenti e un riciclo di maggiore qualità.

Quali materiali possono essere recuperati da un edificio

Non tutti i materiali hanno le stesse possibilità di recupero.

Cemento, calcestruzzo e laterizi

Costituiscono spesso la parte più consistente, in termini di peso, dei materiali prodotti da una demolizione.

Dopo controlli, selezione, frantumazione e lavorazione, alcune frazioni possono essere trasformate in aggregati recuperati utilizzabili, nel rispetto delle caratteristiche tecniche richieste, per sottofondi, riempimenti, piazzali e altre applicazioni nell’ingegneria civile.

Metalli

Ferro, acciaio, rame e alluminio mantengono generalmente un valore elevato e possono essere separati e avviati verso specifiche filiere di riciclo.

Mattoni, coppi e pietra

Quando vengono rimossi senza danneggiarli eccessivamente, alcuni elementi possono essere puliti e riutilizzati. Il recupero diretto richiede però tempo, attenzione e un mercato capace di assorbire i componenti.

Legno

Travi, tavole, porte e altri elementi possono essere riutilizzati o avviati al recupero, a condizione che siano separati da materiali estranei e non presentino contaminazioni incompatibili.

Vetro, plastica e altri materiali

Le possibilità dipendono dalla composizione, dallo stato del materiale e dalla capacità di separarlo correttamente. I prodotti composti da più sostanze difficili da dividere rappresentano uno dei principali ostacoli alla circolarità degli edifici.

Come funziona l’urban mining nella pratica

Il processo può essere suddiviso in alcune fasi fondamentali.

1. Conoscere l’edificio

Prima di demolire è necessario capire che cosa contiene la struttura: materiali, quantità, modalità costruttive ed eventuali sostanze che richiedono una gestione particolare.

2. Individuare ciò che può essere riutilizzato

Porte, sanitari, elementi metallici, pietre, coppi e altri componenti possono talvolta essere recuperati prima della demolizione vera e propria.

3. Separare i materiali

La separazione nel luogo in cui i materiali vengono prodotti permette di ottenere frazioni più omogenee e più facilmente recuperabili.

4. Trasportare correttamente i rifiuti

I materiali devono essere classificati, raccolti e trasportati con mezzi adeguati verso impianti autorizzati.

5. Controllare e lavorare le frazioni recuperabili

All’interno dell’impianto, i rifiuti vengono verificati, pesati, selezionati e sottoposti ai processi necessari per ottenere nuovi materiali o aggregati recuperati.

È in questa fase che ciò che proveniva da una demolizione può smettere di essere soltanto uno scarto e diventare nuovamente una risorsa.

Il futuro: conoscere i materiali prima di demolire

Uno dei limiti dell’urban mining è la difficoltà di sapere con precisione che cosa sia contenuto negli edifici esistenti.

Molti fabbricati sono stati costruiti o modificati senza una registrazione dettagliata dei materiali utilizzati. Inoltre, ristrutturazioni successive possono aver aggiunto strati, impianti e componenti differenti.

La ricerca scientifica sull’urban mining sottolinea proprio questa difficoltà: la localizzazione delle risorse negli edifici e la stima dei materiali realmente recuperabili sono ancora poco precise.

Per le costruzioni future si parla sempre più spesso di inventari e passaporti digitali dei materiali. Questi strumenti potrebbero registrare composizione, provenienza, caratteristiche e possibilità di recupero dei diversi elementi di un edificio.

Al momento della ristrutturazione o della demolizione sarebbe quindi possibile sapere in anticipo quali risorse sono disponibili e come gestirle.

L’edificio verrebbe progettato non soltanto per essere costruito e utilizzato, ma anche per poter essere smontato.

Cosa significa tutto questo per i cantieri del Salento

L’urban mining può sembrare un concetto legato alle grandi città europee, ma il suo principio riguarda anche i cantieri di Lecce e provincia.

Ogni ristrutturazione, demolizione o sostituzione di una pavimentazione produce materiali che devono essere gestiti. Separare correttamente gli inerti dagli altri rifiuti consente di migliorare la qualità del recupero e ridurre la presenza di impurità.

Nel territorio salentino questo significa considerare cemento, pietra e laterizi non soltanto come materiali da allontanare dal cantiere, ma come possibili risorse da sottoporre a controllo e lavorazione.

Non tutto potrà essere recuperato e non ogni componente potrà tornare allo stesso utilizzo originario. Tuttavia, una gestione organizzata permette di evitare che materiali potenzialmente utili vengano dispersi o contaminati.

Il ruolo degli impianti di recupero

Per trasformare l’urban mining da idea teorica a processo concreto servono imprese, trasportatori e impianti capaci di gestire correttamente i differenti passaggi.

Presso il proprio impianto di lavorazione e recupero degli inerti a Lecce, Zaminga Recuperi effettua il controllo dei materiali conferiti, la verifica della documentazione, la pesatura e le successive lavorazioni.

Gli inerti recuperabili possono essere inseriti in processi finalizzati alla produzione di materiali End of Waste e aggregati riciclati certificati CE, destinati a impieghi adeguati nel settore dell’ingegneria civile.

Zaminga Recuperi si occupa inoltre della raccolta presso i cantieri, del trasporto con mezzi e cassoni scarrabili e della gestione di differenti tipologie di rifiuti non pericolosi.

È questo il punto nel quale l’edificio considerato come “miniera urbana” incontra il lavoro quotidiano: recuperare correttamente i materiali significa ridurre gli sprechi e creare le condizioni affinché possano tornare a essere utilizzati.

Dalle cave urbane a una nuova edilizia

Le città non sostituiranno completamente le cave tradizionali e l’urban mining non renderà recuperabile qualsiasi materiale.

Esistono limiti tecnici, economici e organizzativi. Gli edifici del passato non sono stati progettati per essere smontati, molti materiali sono difficili da separare e la qualità delle risorse ottenute deve essere sempre verificata.

Ma il cambiamento culturale è già importante.

Un edificio arrivato alla fine della propria funzione non è necessariamente un punto di arrivo. Può rappresentare l’inizio di un nuovo ciclo.

Considerare le costruzioni come depositi di materiali significa passare da un modello basato su estrazione, utilizzo e abbandono a un sistema nel quale le risorse vengono conservate il più a lungo possibile.

Le cave del futuro potrebbero quindi essere anche le città che abbiamo già costruito.

Domande frequenti sull’urban mining

Che cos’è l’urban mining?

È il recupero di materiali e componenti presenti in edifici, infrastrutture, prodotti e spazi urbani, con l’obiettivo di riutilizzarli o reintrodurli nei processi produttivi.

Quali materiali si possono recuperare dalle demolizioni?

Tra i principali troviamo cemento, calcestruzzo, laterizi, pietra, ferro, acciaio, rame, alluminio, legno e vetro. La possibilità concreta di recupero dipende dalla qualità e dalla corretta separazione.

Che differenza c’è tra demolizione selettiva e demolizione tradizionale?

La demolizione selettiva prevede la rimozione progressiva e separata dei diversi materiali. In questo modo si riducono le contaminazioni e aumentano le possibilità di riutilizzo e riciclo di qualità.

Tutti i rifiuti edili possono diventare nuovi materiali?

No. Alcuni materiali possono essere contaminati, difficili da separare o non adatti a un nuovo impiego. Sono necessari controlli e lavorazioni eseguiti da operatori e impianti autorizzati.

Dove vengono recuperati gli inerti prodotti nei cantieri di Lecce?

Gli inerti devono essere trasportati presso impianti autorizzati, nei quali vengono controllati, selezionati e lavorati. Zaminga Recuperi gestisce il recupero dei materiali edili nel proprio impianto di Carpignano Salentino.

Devi gestire materiali provenienti da una demolizione o ristrutturazione?

Contatta Zaminga Recuperi per informazioni sulla raccolta, il trasporto e il conferimento degli inerti prodotti nei cantieri di Lecce e provincia.